La mia donna è lontana mille miglia,
non mi conosce, non sa chi sono
e, manco a dirvelo, non mi somiglia.
Vive la sua vita e mi sogna buono.
Lei sa che non esisto se non in lei,
come dentro a un lampo esiste un tuono.
Son l’eterno e inesistente dilay
che l’abita dentro, nel suo volere,
nell’inutile sapere che potrei.
Ma la questione non è se potere,
poiché il discorso è assai più complesso,
in gioco c’è lo stesso mio vedere
nel labirinto suo, ho perso me stesso.
Ogni parete è esattamente uguale
a quella prima e tutte dan riflesso
me davanti allo specchio: una spirale
a cui non so, perché non voglio, dar retta,
so già che mi farei molto male.
Sei lontana. Lontana è lei che aspetta
il suo uomo, l’uomo tradizionale.
La mia immagine non la si accetta
così, come se tutto fosse normale.
Le mie parole son falsità.
Piuttosto studia e leggimi il labiale
dentro gli occhi, e se allora ci sarà
un po’ di verità, non esultare
perché comunque non capiterà:
non m’innamorerò, ci puoi giurare.

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