Io con mio fratello non parlo mai,
però tra noi ci si capisce al volo,
solo uno sguardo, ne basta uno solo,
che capisco subito se è nei guai,
e lui altrettanto; rimanendo muti
ci scambiamo una miriade d’aiuti.

In ‘sta poesia non ho alcuna intenzione
di dirvi inutili particolari,
che le parole non riescon miei cari
a dire la mia vera sensazione;
vi basti sapere che lui è quello
a cui voglio bene come un fratello.

Ma non come si dice tra gli amici,
quando magari si fa gli amiconi,
perché è più facile essere buoni
se non lo vivi e solo te lo dici;
noi invece non ce lo diciamo mai,
ma Gianlu: io lo so che tu lo sai.

Mi vien difficile dirlo, ma in questo
preciso momento che sto scrivendo,
mentre scrivo mi sto commovendo,
e un nodo in gola viene a fare il resto,
a ricordarmi che sono felice;
lo so, anche se nessuno me lo dice.

È fortuna assai grande, non lo nego,
crescere con affianco questo tizio
con cui calibrare ogni tuo giudizio
sulla sua vita, non so se mi spiego.
È l’aiuto a stare al mondo più grande,
poiché ti stimola un sacco di domande.

Se poi lui, come è, è pure il maggiore
allora la faccenda si fa interessante
poiché come un ariete devastante
spiana la strada ad ogni tuo errore;
e lui, con le sue mille pazzie,
m’ha aperto un’autostrada quattro corsie!

E di questo, dargli merito è giusto
poiché gli scleri che s’è preso lui
non posso manco immaginare, per cui
grazie per esser stato così robusto;
se oggi io mi sento sicuro e forte
è grazie a te che m’hai aperto le tue porte.

Ma non facciamo i sentimentaloni,
ché poi lo so bene tu come sei,
ti basta un attimo e mi dai del gay,
ché invece ti darei io due ceffoni;
oppure ti prenderei a cuscinate:
ti ricordi Gianlu? quante mazzate!

Ce ne davamo così tante, ma tante
che poi finivamo con il mal di testa,
dicendoci: dai che è l’ultima questa,
e dopo, invece, giù con altrettante.
E se oggi siamo tutt’eddue un po’ andati
è perché troppe ce ne siamo dati.

Adesso eccoci qua, sempre rivali,
siam cresciuti come fossimo allo specchio,
io da te ho imparato parecchio
purché alla fine divenissimo uguali;
i tre anni che ci hanno separati
d’anno in anno si son volatilizzati.

E alla fine una cosa l’ho capita
a forza di sbatterci la testa,
l’ho capita sì, ed è esattamente questa:
i fratelli ci sono per la vita.
Due fratelli così non si son mai visti:
grande Gianlu, stammi bene, e fai cisti!

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