Lungo la scalinata della vita
s’incontraron, più o meno a metà strada,
una discesa e pure una salita
(che in fondo son la stessa cosa, bada).

La prima disse: “vada come vada
io me la godo prima che sia finita.
Sono tranquilla e accada quel che accada
scendo rilassata verso l’uscita.

Seguo l’inerzia e non mi volto mica
a dir dove avrei o non avrei potuto…
mi butto giù e che Dio mi benedica!

Così potrò dire d’aver goduto
ogni scalino, ma senza fatica,
e la gravità in questo mi è d’aiuto”.

 

Pronta dall’altro lato di se stessa,
la salita lentamente saliva,
e con aria fiera anche un po’ dimessa,
rispose a quella che la infastidiva:

“il fatto è che comunque tu la viva”,
disse, “dal punto dove ti sei messa
non capirai mai la mia prospettiva:
salire è una faccenda più complessa.

Ad ogni modo, io non dico affatto
che non fatico, ché fatico molto!
E chi m’affronta suda come un matto.

Ed è per questo che quando mi volto
e vedo tutto il percorso che ho fatto,
son ben contenta d’essermelo tolto”.

 

Ora, di ‘sto dialogo allucinante,
una roba veramente strepitosa
è che non si accorsero manco un istante
d’essere la stessissima cosa.

Inoltre, cosa assai più curiosa,
è questa somiglianza imbarazzante
con noi e la società vergognosa
di cui ciascuno è parte integrante.

Lungo la discesa dell’economia
la società scivola a più riprese,
e questa è una vera porcheria!

E quando le persone a loro spese
tentan la risalita, un’agonia
le riporta giù ad ogni fine mese!

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