Un pomeriggio d’un giugno inoltrato
mi sono messo a parlare davvero
coll’ombra che io stesso ho proiettato,
proprio davanti a me lungo il sentiero.

“Cara ombra che mi cogli tutt’intero,
credo di non averti ringraziato,
ti sei sempre adattata a quello che ero
e in trentun anni non m’hai mai lasciato.

Lo vedo come un limpido segnale
d’un’amicizia vera. La mia strada
sarà la nostra strada personale.

Gli amici si vedon da questo e bada
che è veramente una cosa eccezionale
che tu mi segua ovunque me ne vada”.

Ora, di ‘sto dialogo allucinante
si dirà che son tutte sciocchezzuole,
che non c’è nulla di così importante,
se non per il fatto che il caso vuole

che esattamente in quel preciso istante
il cielo si oscurò coprendo il sole,
e una piccola nuvola pesante
mi lasciò solo colle mie parole.

“Ah, è così che fai l’amica mia?
D’amiche come te ne ho viste assai!
Quando c’è il sole sei di compagnia,

ma quando c’è il buio, che cosa fai?
Mi lasci solo andandotene via?
Che razza d’amicizia che mi dai!”

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