Una volta che me la bazzicavo
tranquillo, preso da mille pensieri,
incontrai per caso e mal volentieri,
una poesia con cui ancora scleravo.
Ce le davamo di santa ragione
senza giunger mai ad una conclusione.

Io le dicevo: “perché non vuoi uscire
fuori con tutto il tuo splendore?
Perché stai lì nel tuo contenitore
dove nessuno ti riesce a sentire?
Utilizza me, ti presto la mia bocca,
la mie dita. Che cos’è che ti blocca?

Ti regalerò tutto quel che vuoi:
la mia storia, le amicizie, gli amori,
le camere da letto, i miei colori
preferiti, il giallo, l’azzurro eppoi
tutto l’universo che ancor non so:
tu devi nascer sul serio però!

Lavorerò, farò tutto il necessario,
mi sbatterò a cercar giuste parole
per farti uscire bene, se Dio vuole,
cercherò anche le rime sul rimario,
affinché tu possa donare il bello,
il ritmo e il senso a tutto ‘sto macello.

Ma quello che non posso proprio fare,
quello che no (anche avessi voluto):
è l’intima essenza, il contenuto!
Quello sei tu che lo devi inventare.
Questo è un lavoro solo tuo, non mio.
Io son soltanto un poeta, non Dio”.

Annunci