Fuori dal portone di casa mia,
praticamente uguali all’apparenza,
una Verità e pure una Bugia
misero alla prova la mia pazienza.
Non sapevo chi fossero costoro,
ma dialogavan con tale veemenza
che quasi si scannavano fra loro.

A un certo punto intervenni con l’aria
di chi vorrebbe un po’ più di chiarezza,
ma risultò un’impresa velleitaria:
non si può profumare la munnezza!
Infatti quando chiedevo: “chi mente?”
tutt’eddue rispondevan con fermezza:
“lei è bugiarda! Io non centro niente!”

Per quanto la cosa mi imbarazzasse,
capii subito che evidentemente
mi trovavo dinanzi ad un’empasse,
perché non capivo assolutamente
a chi credere, a chi dare ragione.
E niente, nella mia misera mente
cresceva sempre più la confusione.

La sostanza è che è tutto un gran fottio,
e non c’entra il famoso paradosso,
ché lo conosco bene pure io.
Io la menzogna me la sento addosso,
perciò mi fermo un attimino prima,
mi spingo solo fino a dove posso,
cioè fin dove si spinge un’altra rima.

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