Un giorno che litigai con me stesso,
ché non riuscivo più a sopportarmi,
mi rinchiusi da solo dentro al cesso:
la Solitudine venne a consolarmi.
Non mi disse nulla, com’è normale,
solamente rimase ad ascoltarmi,
a impedir che mi facessi altro male.

“Perché diavolo sono fatto così?”
Le chiesi: “io sono un voltagabbana,
perché alla fine sono sempre lì:
dannato a me e a chi m’ha fatto Deiana!
Se solo mi fossi svegliato prima,
se solo capissi… porca puttana!
La mia vita avrebbe fatto più rima”.

La Solitudine era bella e paziente,
trasmetteva una flebile energia,
averla lì era meglio di niente,
ché mi teneva un po’ di compagnia.
Poi per fortuna tornò la ragione,
la bella signorina scappò via
e pian piano passò pure il magone.

“In fondo potrei stare molto peggio”
pensai, “ho la salute ed un lavoro.
Certo, qualche volta ancora vaneggio,
ma alle fine è anche colpa loro
se mi sembra tutto quanto così brutto.
Eppoi le cose si fan sempre in coro,
mica sono io la causa di tutto!”

Il tempo di tirare lo sciacquone
che mi ritrovai lì fuori dal cesso,
faccia a faccia, uno, ma due persone:
feci subito pace con me stesso.
“Dove sei stato vecchio amico mio?”
“Son stato sempre qui come adesso”.
In fondo mi voglio bene pure io.

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