Adesso sono immobile, tranquillo,
la voglia di fare mi salta addosso!
Accuso il colpo, pure un po’ vacillo,
però riesco a schivarla come posso.
Così rimango fermo a meditare:
sfido a singolar tenzone il colosso
della mia volontà che vuole fare.

Ecco subito mi tira un fendente
insinuando chissà quale dovere,
ma io però faccio finta di niente
e me ne resto solido a sedere.
Poi ci riprova coi sensi di colpa
così credendo di farmi cadere,
ma è fin troppo chiaro: non c’è la polpa.

Allora, subdola, dalla mia gola
fa salire su un lieve languorino,
inutile però: la gorgonzola
con il pane ho qui sopra il comodino.
La sete? Quando sono sul divano
vedo sempre d’avere un birroncino
d’Ichnusa fresco a portata di mano.

E così passa gran parte del giorno,
colla mia volontà che più ci prova
e più trova un cavallo di ritorno,
e ogni volta se ne inventa una nuova!
A ‘sto giro vinco io, così sembra,
poiché riesco a far sì che non si muova
nulla di me, nessunissima membra.

La volontà poi chiama una sua amica:
la ben più severa necessità,
e assieme bussano alla mia vescica,
dicono: “mo’ vediamo che vuoi fa’?”
Resisto ancora per qualche minuto,
ma il corpo chiama, e per carità,
vado in bagno: è così che ho ceduto!

Lo spirito d’un tristo condottiero,
la testa bassa, me ne resto zitto,
mi siedo sulla tazza: il guerriero
ora è curvo su se stesso, sconfitto.
Per me lo sforzo è stato sovrumano
ed una volta fatta, derelitto
ritorno a meditare sul divano.

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