Quando sono solo con me stesso
mi metto a dialogar come uno scemo
coll’immagine di me che ho riflesso
al mio interno, e in quel momento temo
che non esista un incubo peggiore
di star davanti al proprio io interiore.

Allora dentro mi sento una voce
che senza parole, ma dritta al senso,
parla chiaro dicendomi veloce
l’intero ambaradan di quel che penso,
non fa che dirmi un’unica parola,
indicibile, che mi aggrappa in gola.

Allora chiedo: ma sei veramente
quello che alla fine penso io?
Quello che più o meno tutta la gente
chiama con quel bislacco nome: Dio?
Perché non ti palesi alle persone
allora, perché questa confusione?

Lo sai vero che è meglio non ci sia
uno come te che fa tutto quanto?
Come giustifichi ‘sta porcheria
di mondo allora che c’hai messo accanto?
Visto lo schifo è molto più normale
tu non esista, è più naturale!

Ed allora perché sei qui che insisti?
Hai lasciato andare tutto in malora,
perché? Volevi vederci più tristi?
Volevi metterci alla prova ancora?
Io non capisco perché mai ti ostini
a trattarci così, come cretini!

A malapena capisco me stesso
figuriamoci l’universo intero,
ma son sicuro d’una cosa adesso
che interrogo il mio animo più nero:
in ‘sti momenti non esisto più
perché mi autoconvinco esista tu.

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