In carcere, una notte senza sonno,
Gianluca sentì come un rumore
provenire dal corridoio in fondo.
Là dove c’era il vecchio ascensore
sentì dei tacchi di donna,
e quando vide ‘sta pivella
avvicinarsi con fare da modella,
fu come gli apparisse la madonna:
non s’era mai vista una così bella!
“Chi sei?” chiese allora dalla cella.
“Io son la Libertà”, disse lei, “ma
non quel tipo di libertà
per cui si è liberi davvero:
io vivo nell’interiorità,
sono la Libertà del pensiero”.
Svelata allora quella pantomima
Gianluca, con estrema lucidità,
sbottò chiudendo pure la rima:
“Adesso ho capito! per carità,
stattene pure dov’eri prima
perché ormai, a me, frega zero.
Mi dici che son libero? è vero,
ma che razza di libertà è mai questa?
libero di far tutto nel pensiero,
ma chiuso nei meandri della testa.
Mi dici che son libero? è vero,
ma non libero di libertà vera,
tu sarai pure Libertà di pensiero,
ma ricorda che qua siamo in galera!”

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