Aspettando di ricevere udienza,
nell’atrio del palazzo del Potere
arrivò e si mise a sedere
niente popò di men che la Violenza.
Ogni volta veniva interpellata
perché c’era da far qualche porcata.

Ma quando vide il Potere piegato
su di sé, curvo sulla scrivania,
subito pensò: “Uh madonna mia!
che gli è successo? Come s’è sciupato?
e lui sarebbe il capo assoluto?
così non lo avrei mai riconosciuto!”

“Che tu sia benvenuta amica mia”
disse il Potere, ma a esser sinceri
ne avrebbe fatto a meno volentieri
di quella fastidiosa compagnia.
“Mi serve che mi faccia un favore”
disse, “una roba d’un paio d’ore.

Ci sarebbe da far ‘sto lavoretto:
dovresti dare una bella lezione
a questi della manifestazione
che mi stanno mancando di rispetto.
Sentiti libera, fa ciò che vuoi,
ché poi al resto ci pensiamo noi!”

Lei fece quello che andava fatto:
diede fuoco a qualche camionetta
e giù manganellate a manetta,
finché a una certa diede di matto
e in un momento di grande fervore
qualcuno lo mandò al creatore.

Ristabilita quindi l’ubbidienza
il Potere ne uscì rinvigorito
e poi, a risultato conseguito,
non ringraziò neppure la Violenza
che anzi, fu cacciata dal reame
come se fosse la peggiore infame.

“È sempre la solita storia” pensò
allora lei, “perché la figuraccia
la faccio io, che ci metto la faccia,
mai nessuno che si accorga però
che bisogna essere ben coglioni
per creder ancora a poteri buoni!”

Annunci