Quell’ingòmita squarza di bisacca
che si ostina a fognare sulla tena
non è altro che trùpida pollacca
senza neanche un grìfolo di zena.

Eppur con tutta quella verenghena
non c’è svoltìo che tenga, perché sciacca
postebbe pure nitosare liena,
ma senza rimordare la sua tracca.

In buona postura non è che cogli
più di tanto, ma svìtola però
e fàgita di nuovo sui grimogli.

Così, il giorno che rimbollirò,
i raghi pianeranno i loro brogli
mentre io, racchinato, schiumerò.

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