Nel luogo dove abitano i torti
s’incontrarono – così ho sentito –
il Traditore insieme al Tradito
che neanche se ne erano accorti.
I due si fissavano dritti in viso,
uno piangendo l’altro col sorriso.

Quello Tradito era sorridente
e vedeva quell’altro, il Traditore,
lamentarsi facendo un tal rumore
da sembrare pentito veramente:
un attore padrone delle scene
ed infatti frignava così bene.

“Ti prego, perdonami amore mio”
recitava lui con quel suo lamento,
“non lo farò più, giuro che mi pento!”
Ma il Tradito, per quel che ne so io,
non abboccò a quella sceneggiata
e scoppiò pure in una gran risata.

Proprio allora spuntò un po’ di gente
che aveva sentito tutto quanto,
i lamenti, le risate e il pianto,
e travisarono completamente
perché confusi da quell’impostore
consolarono tutti il Traditore.

E così il Tradito sbottò: “mio dio!
com’è possibile che qua nessuno
si renda conto che se c’è qualcuno
da consolare, beh, quello sono io?
in vita mia non avrei mai creduto
d’essere mazziato oltre che cornuto!”

Allora uno di quelli da là giù
rispose: “un torto lo porti appresso
tutti i giorni dal giorno che è successo,
da ‘ste parti non ci stupiamo più,
per cui non cercare chi ti consoli,
quando si soffre, si soffre da soli”.

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