Ai bordi della logica del conscio
si era creato tutto un polverone
tra il Principio di non contraddizione
e le bislacche Leggi dell’inconscio.
Il primo era tutto contrariato
perché non veniva più rispettato:

“Da quando voi vi siete intrufolate
nei vari meccanismi della mente
nessuno riesce più a capir niente,
e così le persone son sbandate!
Quando ero io l’unico pensiero
tutto era solo o bianco o nero.

Non c’era tutta questa confusione:
l’assenza di piacere era dolore
e l’odio era odio, non amore,
eppoi se uno perdeva la ragione
non era considerato malato,
ma soltanto un povero disgraziato!

Da quando è arrivato questo Freud
invece, con ‘sta specie di ricetta,
non c’è più nessuno che mi dia retta
perché si corre subito da voi
che facendo di tutta l’erba un fascio
mi mandate tutto a scatafascio.

Ora, detto molto sinceramente”,
e così continuava il suo vaneggio,
“era meglio quando si stava peggio,
i treni erano in orario e niente,
la questione, in fondo, è banale:
tutto va bene se tutto va male”

Le Leggi gli porsero un cofanetto
con dentro delle pillole e collirio,
era chiaro, ormai, il suo delirio,
infatti s’era pure contraddetto,
uno come lui, alla sua età,
non sta bene nella modernità.

“Non si preoccupi”, una gli disse,
“e provi a liberarsi dello stress,
si faccia un giro in bici, giochi a PES,
e non ci badi troppo a ‘ste fisse,
lo sappiamo che lei è uno speciale:
da sempre lo stesso, da sempre uguale”.

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