A volte sono antico, amo il sapere
e l’essere al di là dell’apparenza,
rifletto sulle forme del potere,
perseguo la virtù e la conoscenza.
Condanno finti dei e le chimere
mi muovo verso il bene e la sapienza,
detesto qualsivoglia tirannia
e preferisco la democrazia.

A volte invece sono medioevale,
la fede mi sostiene nel pensiero,
giustifico in maniera razionale
qualunque inconcepibile mistero.
Per me è una condizione naturale
un limite che impone il ministero,
non temo il torto e la contraddizione
perché ad avere torto è la ragione.

A volte sono nel rinascimento,
amante della storia, del latino,
dell’arte, dell’umano, del talento,
del metodo scientifico perfino.
Ho gran fiducia nel ragionamento
e nel progresso inscritto nel destino,
ognuno è autore della propria sorte,
accetto un solo limite: la morte.

A volte son romantico patito
in preda a mille umori ambivalenti,
mi tendo fino all’essere infinito
causandomi infiniti patimenti.
Accolgo nel mio intimo finito
l’universalità dei sentimenti,
non ho riposo né consolazione
e tutto gira attorno a un’emozione.

Infine a volte sono postmoderno
e faccio come fa un camaleonte,
ovvero mi modifico all’interno
secondo le persone che ho di fronte.
Un attimo può diventare eterno,
agisco dentro un labile orizzonte,
rifiuto ogni ricetta di poesia
ma faccio un’eccezione per la mia.

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