Tra i vari meccanismi della mente
da cui vengono afflitte le persone,
la paura è forse quello più potente,
quello di più difficile gestione.
Un’ansia che si insinua nel presente,
ma trova nel passato la ragione,
è un’ombra proiettata contro un muro,
l’immagine mentale del futuro.

Viviamo infatti in mezzo a proiezioni
che sono meccanismi di difesa,
che servono a evitare delusioni,
a riparare chissà quale offesa.
Dai tempi in cui volavan gli aquiloni
ad oggi che facciamo noi la spesa,
scopriamo dietro questi malumori,
nove su dieci, trovi i genitori.

Ed è uno scarto generazionale,
a parte che un problema di memoria,
in ambito politico e sociale
l’errore si ripete nella storia.
Da un lato c’è una destra nazionale
che teme l’affluenza migratoria,
dacché si sono già dimenticati
che sono stati loro gli emigrati.

Dall’altra una sinistra non da meno
che si nasconde dietro la cultura,
però si nutre ancora del veleno
fascista e relativa dittatura.
Ma entrambe son d’accordo su terreno
– ed è questo che a me fa più paura -:
si affannano a non fare mai vedere
le trame più nascoste del potere.

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