Lo spazio compulsivo dei “mi piace”

(beatboxing poem #3)

In piazza io impazzisco per la gente
che parla e le parole non coincidono
al mio pensiero poco coinvolgente,
mi esprimo ed esprimendomi le uccido.

Il palco è il mio patibolo vincente,
io punto la pistola e poi decido,
appaio ed apparendo più saccente
mi sparo, parte un colpo e mi suicido.

La predica d’un pazzo che è docente
e il pubblico a dir poco si compiace,
al punto che mi giudica innocente.

Lo spazio compulsivo dei “mi piace”,
mi appello ad un passato preveggente,
più passa il tempo più non mi do piace.

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Auguste Comte

Monumentale, un’opera magnifica,
Corso di filosofia positiva
è il testo in cui Auguste Comte codifica
la sua più autentica prospettiva.

La filosofia stessa si identifica
non con la ragione contemplativa,
ma piuttosto con l’ottica scientifica
tipica d’una scienza evolutiva.

Lo sviluppo dell’uomo e della scienza
prosegue a stadi, così la realtà
è rappresentata di conseguenza.

Teologico è l’uomo in tenera età,
metafisico nell’adolescenza,
positivo nella maturità.

Venerdì 28 aprile alle 21,30 al Polski Kot (in via massena 19/a, Torino) – I saggi sanno di essere ignoranti – il reading

i saggi polski.jpgVenerdì 28 aprile a partire delle 21,30 ci sarà la presentazione del mio libro “I saggi sanno di essere ignoranti” Miraggi Edizioni, al Polski Kot in via massena 19/a a Torino.
Un’ora di lettura e di intrattenimento a base di poesia. Classicismo dell’endecasillabo, riflessione filosofica, oralità della tradizione poetica sarda e musicalità hip hop, sono gli elementi di uno spettacolo che garantisce un alto livello di intrattenimento del tutto fuori dal comune.
Il reading sarà introdotto dalla scrittrice Laura Slavai

Mi incazzo per i falli che subisco

Rifletto e riflettendo definisco,
confesso e confessando mi tradisco,
straparlo e straparlando intamarrisco,
mi incazzo per i falli che subisco.

Mi sa però che s’è incantato il disco,
infatti più ci provo e più fallisco,
mi trovo faccia a faccia un basilisco
(è qui che ci vorrebbe un asterisco).

Pietrificato allora mi punisco,
mi sento inginocchiato sul pietrisco,
resisto e resistendo mi esibisco.

Coltivo il dubbio e quindi rifiorisco,
è un fatto che di fatto non capisco:
com’è che più fatico e più gioisco?

I saggi sanno di essere ignoranti – Miraggi

Ecco a voi il mio nuovo libro, “I saggi sanno di essere ignoranti” edito per i tipi di Miraggi. La collana Voci, all’interno della quale è stato inserito, è interamente dedicata alla poesia performativa, ragion per cui, delle 72 poesie che formano la raccolta, una buona parte è stata pensata e scritta per la lettura ad alta voce. Qui troverete pressoché tutte le poesie che ho declamato in giro per locali e librerie negli ultimi tre anni di reading e poetry slam.

L’introduzione è di Alfonso Maria Petrosino, amico e poeta che ringrazio sinceramente.

I saggi sanno di essere ignoranti foto.jpg

Pietro Pomponazzi

Vuole il rinascimento una cultura
che richiami l’ordine razionale,
ci son miracoli la cui misura
l’uomo non comprende, ed è normale.

È il classico determinismo astrale:
non esiste incantesimo o iattura,
nessun demone o spirito del male,
fatti rarissimi son dentro la natura.

Tutte le cose son mosse ad azione,
è inutile inventarsi altre storielle,
perché c’è Dio e la predestinazione.

E l’anima è proprio una di quelle,
mossa secondo i sensi e la ragione,
governata dal moto delle stelle.

L’insana voglia d’essere perfetti

Le ottave di mio padre e i maialetti,
i versi di Trilussa e di Stecchetti,
la fotta dell’Hip Hop che non ti aspetti,
le rime di Kaos One e di Gruffetti.

I libri autoprodotti su foglietti,
i Poetry Slam che perdi e non l’accetti,
un pubblico di soli amici stretti
e reading compensati con Moretti.

L’insana voglia d’essere perfetti,
la metrica che non sortisce effetti,
l’immagine di te che spesso ometti.

È sufficiente ormai che ti connetti,
in mezzo a questi rapper ragazzetti
io scrivo endecasillabi e sonetti.

Da questo piccolo angolo di mondo

Da questo piccolo angolo di mondo,
io riesco a percepire tutto quanto:
il senso delle cose in cui sprofondo,
le ideologie che reggono l’impianto,

il cosmo e il suo riverbero di fondo,
il lento propagarsi di quel canto,
le stelle che foracchiano lo sfondo,
la brina che si posa come un manto,

la piena quadratura del rotondo
e l’interpretazione dell’in-quanto,
il tempo che delimita il secondo,
il dubbio che preoccupa soltanto,

il rantolo di un nonno moribondo,
un padre che gli sta vicino affranto,
il grembo della madre già fecondo,
la gioia che matura verso il pianto,

le grida d’un bambino furibondo,
il torto d’un castigo sacrosanto,
le scelte limitanti che assecondo,
la gratificazione che millanto.

Da questo piccolo angolo di mondo
io riesco a percepire tutto quanto,
il mio peregrinare vagabondo
e l’esultanza prima dello schianto.

Sputo veleno

Mi sento come fossi sotto un treno,
spaccato dentro, vari turbamenti,
amore viscerale, odio pieno,
finte formalità, liti latenti.

Son tutti come me, chi più chi meno:
scemi incapaci d’essere contenti,
dovrebbero pagarmi perlomeno
perché passo il Natale dai parenti.

Oramai sono anni che mi alleno
e gli esiti non son soddisfacenti,
per quello che si può, sputo veleno.

Un pubblico di amici e conoscenti,
necessito per essere sereno
di like e cuoricini nei commenti.

Porcini, piccioni e porcelli

(beatboxing poem #2)

A pranzo decidi
la pasta cucini,
ma poi ti concedi:
purè coi porcini.

Un punto su in cielo,
compare un piccione,
ti pare sia un cigno
ma un poco ciccione.

Io punto sul cibo
e parte un macello,
lo spiedo si accende:
patate e porcello.

E poi mi accingo
a porre la cena,
col piatto di acciughe
c’è un’apericena…

e poi mi accingo
a porre la cena,
col piatto di acciughe,
polpette di pollo,
più un pezzo di pizza
c’è l’apericena.