Paul Ricœur

Parte da una fenomenologia
dell’esistenza, che giunge al soggetto
articolando quell’archeologia
tipica dei maestri del sospetto.

A seguire c’è la teleologia
dello spirito, verso un concetto
di dialettica e di filosofia
ermeneutica intesa in senso stretto.

È l’interpretazione del conflitto
il campo in cui si muovono realmente
il vincitore insieme allo sconfitto.

Un intimo lavoro della mente
ci svela in ogni simbolo trascritto
un senso dietro al senso più apparente.

Qualcuno sta muovendo i primi passi

A volte la teoria diventa prassi
seguire le funzioni lungo gli assi
Achille Campanile con i tassi
il padre del tennista Andrea Agassi

Qualcuno sta muovendo i primi passi
te ne stai lì tranquillo e ti rilassi
sentirsi il re di tutti gli smargiassi
gioire del discount coi prezzi bassi

Ma i colpi che infieriscono li incassi
a quasi quarant’anni nelle classi
ancora stai sui libri che ripassi

L’ennesimo svarione di sintassi
è come se ogni volta perpetrassi
il torto che alla mia ragione fassi

Troppe domande portano alla paralisi

Sarebbe auspicabile vivere in eter?no!
Si ruba un lecca lecca a un bambi?no!
Il tiramusù si fa col Pavesi?no!

Sono mai stato a un con?certo!
Cosa faccio se mi ritrovo a un corso di ted?esco!
Dove posso sentire la matriciana spargere il suo tipico? a Roma!

Dopo quante ore di lavoro sono c?otto!
Quanto vale il mio lav?oro!
Appoggio la politica di questo gover?no!
Mi piacerebbe far fuori Salvi?ni!
Cosa potrei rompergli se gli lanciassi un oggetto cont?un dente!
Vi ricordate Berlusconi e Tar?taglia!
Vi importava che fosse italia?no!
Per esser delinquente, come deve essere uno stra?nero!
E tutto questo vi sembra nor?male!
Vogliamo riaprire il capitolo su Bibbi?a no!
E i? marò!

Quando è che mi son venuti questi pens?ieri!
Qual è il numero che esprime chi? 6!
Mi credete in questo mo?mento!

Secondo voi, dovrei andare in psicoanali?sì!
Troppe domande portano alla parali?sì!
Troppe domande portano alla paralisi.

Karl Jaspers

L’esistenza è la mia esistenza,
così storicamente individuata,
e in quanto parte della mia essenza
dovrà sempre venir comunicata.

La ricerca dell’essere, avviata
spontaneamente con la conoscenza,
sarà immancabilmente limitata
e sotto scacco della trascedenza.

L’unico scegliere che mi è concesso,
che mi distingue dalle altre persone,
rimane quello di essere me stesso.

Ma sono e resto quella situazione
che non ho scelto e in cui mi hanno messo:
la mia libertà è la mia prigione.

Max Weber

La società è fatta da persone,
ciascuna delle quali è già importante
al netto della propria condizione
sempre individualmente rilevante.

È la cultura che muove l’azione
e crea la società circostante,
come nel caso della riflessione
sull’etica cristiana protestante.

Per Weber la dottrina calvinista
ha incentivato in maniera causale
la società così capitalista,

nel senso che il successo personale
testimonia, dal suo punto di vista,
l’avvento della grazia spirituale.

Con le poesie sarò una sanguisuga

Un bimbo fa ciaf ciaf sul bagnasciuga
la madre che abbracciandolo lo asciuga
i giochi di rincorsa e controfuga
il matrimonio con il clown Acciuga

Ricordo del Galletto Vallespluga
la sua pubblicità che ancora ruga
con le poesie sarò una sanguisuga
si salvano i cervelli solo in fuga

Lo sguardo sopra il foglio si corruga
il dito tra pagine che fruga
gli endecasillabi della Valduga

Il guscio scritto della tartaruga
il dotto lacrimale si prosciuga
è nata sulla prosa una lattuga

La città di sì e la città di no

    La città di sì e la città di no
    la vita è un pendolo tra due città
    di entrambe sono il primo cittadino

Nella città di no lavoro invano
sono maestro nel perdere terreno
divento l’asino di Buridano
che non sa come scegliere il suo fieno

mi annoio compulsando il capitano
di cui non me ne può fregar di meno
una sirena suona da lontano
perché m’illuda d’essere sereno

no no no no no no no no no no no
detesto dialogare col vicino
soltanto per potermi dare un tono

respiro l’aria dello sgabuzzino
quell’aria che delimita chi sono
la libertà rubata al clandestino

    La città di sì e la città di no
    la vita è un pendolo tra due città
    di entrambe sono il primo cittadino

Nella città di sì siamo distesi
semplicemente amiamo in giuste dosi
affinché tutti vengano compresi
ci raccontiamo a turno le nevrosi

le nostre ferie durano dei mesi
la fratellanza cresce per osmosi
come un vento soffia tra i paesi
campane che salutano gli sposi

sì sì sì sì sì sì sì sì sì sì sì
a casa, noi, non ci sentiamo invasi
sappiamo quanto valgono i sorrisi

cogliamo il giusto senso delle frasi
e quando ci accorgiamo di una crisi
ricominciamo sempre dalle basi

    La città di sì e la città di no
    la vita è un pendolo tra due città
    di entrambe sono il primo cittadino

Non ho capito ancora a cosa serva

Non ho capito ancora a cosa serva
fidarsi ed affidarsi alla Minerva,
la conoscenza tecnica che innerva
e sempre c’è qualcuno che ci osserva;
il cosmo in espansione si conserva
e chi ne scrive gioca da riserva.

I pelle rossa vivono in riserva,
resistono, per quanto poco serva
sarebbe già un affronto per Minerva;
è un nudo presupposto: chi si innerva
di tanti precettucoli li osserva,
però in realtà, che diavolo conserva?

La nonna ti regala una conserva,
di quelle special della sua riserva,
la assaggi e la consideri una serva,
– ha gli occhi come quelli di Minerva –
ed è da lì che l’indicibile si innerva:
dal bimbo inviperito che la osserva.

Non siamo in grado di capirlo, osserva:
la gente fa così e si conserva,
perciò coscientemente si riserva
qualcosa che chissà se poi gli serva;
e l’importante è cederlo a Minerva
che con un fare subdolo lo innerva.

Di tanto in tanto anche in me si innerva,
così ho bisogno di qualcuno che mi osserva,
mi srotola le viscere e conserva,
mi da un feedback, però senza riserva;
mi tocca fare i conti della serva
che lucida le scarpe di Minerva.

Non so perché ho paura di Minerva,
da quale pulpito cresce e si innerva
questo timore; so che chi l’osserva
ci perde, ma qualcosa lo conserva;
si è accesa la spia rossa, la riserva,
non ho capito ancora a cosa serva.

Luglio 2019

Un professore va verso la scuola
In cattedra non dice una parola
Gli alunni come con la museruola
Non c’è una mosca libera che vola

Lorenzo con panino e la stagnola
Mohamed come zaino una carriola
Francesca attende fuori e sta da sola
È il turno di Virginia che si immola

La busta estratta dalla sacca viola
Gavrilo Pricip colpi di pistola
Il numero di morti di spagnola

Ritorna a casa in pullman la figliola
L’ONG il rilascio di Carola
Un giovane sorriso che consola

L’oceano è troppo grande per un piccolo bicchiere

Piazzati dietro monitor piegati su tastiere
La strafottenza subdola di chi non vuol sapere
Esperti un po’ di tutto senza esser del mestiere
Non sanno più chi sono eppure erigono barriere

Inutile impegnarsi in lotta contro le chimere
Ti insegnano le trame più nascoste del potere
Però se ci fai caso non appena vai a vedere
Somigliano agli anziani che commentano un cantiere

E io che ci combatto su molteplici frontiere
A ogni piè sospinto devo mettermi a sedere
E constatare mesto la mancanza del volere

Un po’ di gratitudine farebbe anche piacere
L’oceano è troppo grande per un piccolo bicchiere
Ti chiedo amico mio adesso versami da bere