Il senso nasce dalla meraviglia

È un attimo che arriva e ti scompiglia,
il senso nasce dalla meraviglia,
qualcuno dice lei già mi somiglia:
scusate, non per niente, ma è mia figlia.

Inizio a intraveder le sopracciglia,
degli occhi grigi fondo di bottiglia,
la forma dell’orecchio una conchiglia,
un volto da topino se sbadiglia.

La gente giù per strada mi consiglia
se metterle il cotone o la ciniglia,
comincia un po’ così, da un parapiglia,
un vero e proprio tipo di guerriglia.

L’arrivo di qualcuno che spariglia
ti fa sentire Re nella Bastiglia,
il tempo della resa si assottiglia:
son diventato padre di famiglia.

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Saper di non saper ci va pazienza

Saper di non saper ci va pazienza,
i dubbi sono il pane della scienza,
il nozionismo senza conoscenza
ha sdoganato in toto l’insolenza.

Lo stato legalizza la violenza,
i porti sono chiusi all’accoglienza,
politici di rara incompetenza
si spingono ben oltre la decenza.

La strafottenza dell’adolescenza,
i social network fan la differenza:
mi raccomando guida con prudenza.

Insisto sui sonetti per coerenza,
mi ostino su sta linea, spero senza
ripercussioni e crisi di coscienza.

Psicopolitica

Tra i vari meccanismi della mente
da cui vengono afflitte le persone,
la paura è forse quello più potente,
quello di più difficile gestione.
Un’ansia che si insinua nel presente,
ma trova nel passato la ragione,
è un’ombra proiettata contro un muro,
l’immagine mentale del futuro.

Viviamo infatti in mezzo a proiezioni
che sono meccanismi di difesa,
che servono a evitare delusioni,
a riparare chissà quale offesa.
Dai tempi in cui volavan gli aquiloni
ad oggi che facciamo noi la spesa,
scopriamo dietro questi malumori,
nove su dieci, trovi i genitori.

Ed è uno scarto generazionale,
a parte che un problema di memoria,
in ambito politico e sociale
l’errore si ripete nella storia.
Da un lato c’è una destra nazionale
che teme l’affluenza migratoria,
dacché si sono già dimenticati
che sono stati loro gli emigrati.

Dall’altra una sinistra non da meno
che si nasconde dietro la cultura,
però si nutre ancora del veleno
fascista e relativa dittatura.
Ma entrambe son d’accordo su terreno
– ed è questo che a me fa più paura -:
si affannano a non fare mai vedere
le trame più nascoste del potere.

Leoni da tastiera

Con tutti ‘sti leoni da tastiera
mi pare si sia perso un po’ il giudizio,
ognuno sembra come ad un comizio
che spiega agli altri la verità vera.

E criticano Caio e pure Tizio,
specialmente se con la pelle nera:
“tutti devono andarsene in galera!”
s’affannano togliendosi lo sfizio.

Il fatto è che è soltanto una minaccia
che fanno le persone alla leggera
se non devono metterci la faccia.

Ma senza schermo a fare da barriera,
dei leoni non resta alcuna traccia,
soltanto gatti dentro una lettiera.

Un mese

Un quarto sarda, un quarto canavese,
lucana, siciliana: torinese.
Ti ho amata fin da subito è palese,
sarai la figlia delle larghe intese.

Ti insegnerò la bici e le discese,
a usare le bacchette al giapponese,
cucinerò per te la milanese
con ketchup, patatine e maionese.

Adesso che hai compiuto appena un mese
Noemi tira su le tue difese
nutrendoti la notte a proprie spese.

Imparerai la vita a più riprese,
ad essere più forte delle offese,
a fare rima col tuo nome Agnese.

Lo sguardo della tigre

La notte mi addormenti l’avambraccio
che è diventato ormai una termoculla,
un lento e dondolante catenaccio
che vinci sempre tu per un nonnulla.

I primi tentativi un po’ a casaccio
di farti addormentare nella culla,
lo sguardo della tigre in cui rintraccio
la bimba che sarai e la fanciulla.

Quando ancora non ero genitore
io mi ero fatto tutto degli schemi
che sono naufragati in poche ore.

Eppure non mi pesano i problemi
perché sei come un amplificatore
dell’amore che provo per Noemi.

A volte sono

A volte sono antico, amo il sapere
e l’essere al di là dell’apparenza,
rifletto sulle forme del potere,
perseguo la virtù e la conoscenza.
Condanno finti dei e le chimere
mi muovo verso il bene e la sapienza,
detesto qualsivoglia tirannia
e preferisco la democrazia.

A volte invece sono medioevale,
la fede mi sostiene nel pensiero,
giustifico in maniera razionale
qualunque inconcepibile mistero.
Per me è una condizione naturale
un limite che impone il ministero,
non temo il torto e la contraddizione
perché ad avere torto è la ragione.

A volte sono nel rinascimento,
amante della storia, del latino,
dell’arte, dell’umano, del talento,
del metodo scientifico perfino.
Ho gran fiducia nel ragionamento
e nel progresso inscritto nel destino,
ognuno è autore della propria sorte,
accetto un solo limite: la morte.

A volte son romantico patito
in preda a mille umori ambivalenti,
mi tendo fino all’essere infinito
causandomi infiniti patimenti.
Accolgo nel mio intimo finito
l’universalità dei sentimenti,
non ho riposo né consolazione
e tutto gira attorno a un’emozione.

Infine a volte sono postmoderno
e faccio come fa un camaleonte,
ovvero mi modifico all’interno
secondo le persone che ho di fronte.
Un attimo può diventare eterno,
agisco dentro un labile orizzonte,
rifiuto ogni ricetta di poesia
ma faccio un’eccezione per la mia.

Eppure ho l’impressione di non fare mai abbastanza

Il tempo circolare non contempla la speranza
l’oscurità non è che luce vista in lontananza
l’idea si manifesta superando ogni sembianza
la forma serve solo quando sotto c’è sostanza

il nozionismo origina una subdola arroganza
la conoscenza muore perché troppa è l’ignoranza
la sovrapproduzione rende crisi l’abbondanza
a volte la virtù fa rima con la latitanza

la favola del reddito per la cittadinanza
l’ennesimo pensiero frutto di una dissonanza
avranno anche ragione in fondo son la maggioranza

sui social dei poetucoli proliferano a oltranza
tramuto il mio malessere di fondo in tolleranza
eppure ho l’impressione di non fare mai abbastanza

Theodor Wiesengrund Adorno

Tutte le filosofie hanno fallito,
soprattutto però, quella hegeliana
ha irrimediabilmente demolito
la semplice specificità umana.

Con quella loro ignobile e malsana
pretesa dello spirito infinito
hanno suonato l’ultima campana
per l’uomo che è rimasto tramortito.

Non ha fatto nient’altro la cultura
che far crescere la disperazione
e tutto il resto è solo spazzatura.

La tecnica, il sapere e la ragione
sono stati strumenti di tortura
e Auschwitz è stata la dimostrazione.

Han fregato la mia generazione

Con l’ansia di sentirsi originale
han fregato la mia generazione:
ognuno crede d’essere speciale,
senza merito, né motivazione.

Ci hanno promesso la rivoluzione
senza giungere allo scontro sociale,
senza dover passare mai all’azione,
senza ricambio generazionale.

Vissuti come all’ombra d’un ideale
reclamiamo la nostra posizione,
ma nessuno dovrà farsi del male,
né scendere a nessuna condizione.

Qualcuno ascolta mai quel che propone?
il furbo è diventato intellettuale,
la verità è soltanto un’opinione
e spesso la più stupida e banale.

E ci illudiamo pure sia normale
che sia la nostra giusta punizione:
il vivere un dolore eccezionale,
persuasi di capirne la ragione.